Un recente articolo ha riportato alla luce una pagina intensa della vita di Padre Gherardo, ricordandolo come cappellano tra gli alpini sul fronte russo durante la Seconda Guerra Mondiale .
Prima di diventare il fondatore della Casa del Fanciullo, il giovane frate visse l’esperienza drammatica della guerra, condividendo la sofferenza dei soldati e dei civili nella steppa russa. Feriti che arrivavano a centinaia negli ospedali da campo, la ritirata nel gelo, la frattura a una gamba durante la battaglia di Kamenka, e soprattutto lo sguardo dei ragazzi affamati e infreddoliti incontrati nelle isbe: furono immagini che segnarono per sempre la sua vocazione.
La guerra non fu solo un’esperienza militare, ma una ferita interiore. Padre Gherardo ammetterà in seguito di essere rimasto profondamente colpito non solo dal dolore dei soldati italiani, ma anche da quello dei civili, vittime inermi di un conflitto che spesso non comprendevano.
Ed è proprio da quella sofferenza che nacque una decisione destinata a cambiare il futuro di tanti bambini: trasformare l’orrore in amore concreto.
Tornato a Piacenza nel 1946, Padre Gherardo dedicò la sua vita ai ragazzi segnati dalle ferite della guerra, fondando la Casa del Fanciullo. Non un’opera assistenziale generica, ma un luogo in cui ogni bambino potesse sentirsi accolto, ascoltato e accompagnato nella crescita.
La riflessione che nasce oggi da quell’articolo è quanto mai attuale. Sono trascorsi quasi ottant’anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, eppure nel mondo continuano a esserci guerre, persecuzioni e civili innocenti colpiti dalla violenza.
Questo rende ancora più preziosa la testimonianza del nostro fondatore. Padre Gherardo ci insegna che la pace non è un’idea astratta, ma una scelta quotidiana fatta di fratellanza, solidarietà e attenzione alla persona. Valori che egli condivise anche con gli Alpini, e che continuano a ispirare il nostro operato.
La Casa del Fanciullo nasce da una ferita della storia, ma sceglie ogni giorno di rispondere con la cura, con l’educazione, con l’amore.
Perché credere nella pace significa costruirla, a partire dai più piccoli.
E noi, oggi come allora, crediamo nell’amore.