Tampellini: “Avevamo già tutto, meglio fare del bene sul nostro territorio”
L’occasione era la festa per il quarantesimo anniversario di matrimonio: una ricorrenza che Alessandra Tampellini e il marito Maurizio hanno deciso di celebrare nella medesima casa di campagna dove quarant’anni fa li aveva già accolti l’affetto degli amici. Ancora una volta gioia ed emozione non sono mancate. Ma in più, al volgere dell’estate, i coniugi hanno regalato alle tante persone presenti (circa una settantina) una decisione che ha conquistato e fatto riflettere: trasformare i regali in una raccolta benefica per la Casa del Fanciullo. Visitata la nostra struttura, Alessandra e Maurizio hanno scelto alcuni lavoretti fatti dai bambini per donarli ai convenuti, mentre le offerte, lasciate in forma anonima, sono state devolute alla cooperativa. “Vedere persone così sensibili ci rincuora e ci dà il coraggio di proseguire nel nostro lavoro” le parole con cui Maria Scagnelli, dirigente della Casa del Fanciullo, ha ringraziato la coppia. “Stimata commerciante piacentina, già vicepresidente dell’Unione Commercianti e delegata del Club Soroptimist, Alessandra Tampellini ha voluto dare alla ricorrenza un significato che andasse oltre la cerchia familiare. Qualcosa che arricchisce e restituisce al territorio. Un gesto che dimostra il valore di fare rete ma – ha sottolineato Scagnelli – anche di attivarsi in prima persona per la comunità cui si sente d’appartenere”.

Signora Tampellini, come è nata l’idea della raccolta?
“Abbiamo voluto riproporre il rinfresco di quarant’anni fa, così com’era. Sui regali avevamo tuttavia le idee chiare: in casa non ci manca nulla e non desideravamo né viaggi né gioielli. Abbiamo preferito chiedere agli amici d’aiutarci a sostenere chi ne aveva più bisogno, così da condividere il più possibile quel momento di gioia”.
Perché proprio la Casa del Fanciullo?
“Anche se già ne avevamo sentito parlare, l’idea è venuta confrontandoci con un’amica che la conosce bene. L’abbiamo visitata e la dirigente ce ne ha mostrato gli spazi, illustrato le attività, tanto strettamente scolastiche che di sostegno ai ragazzi in difficoltà. Ci ha colpito la cura degli ambienti perfettamente attrezzati, impeccabili, immersi nel verde. E poi i numeri, i tanti ragazzi seguiti ogni giorno. Sapevamo dell’esistenza della ‘Casa’ ma non ne avevamo compreso a fondo il valore: meriterebbe davvero di essere più conosciuta. Quando ci stavano mostrando i lavoretti dei bambini, in noi è scattata l’idea”.

Cioè trasformarli in un regalo per gli ospiti…
“Non solo. Si trattava di ciotoline, bottigliette, vasetti smaltati e decorati con piccoli decori: tutti davvero graziosi. Nel mio negozio li ho confezionati con alcuni dei dolcetti che vendo, ma purtroppo i contenitori erano solo una trentina in tutto. Durante il ricevimento abbiamo così distribuito dei cartoncini numerati in modo che chi trovasse il numero corrispondente potesse ‘aggiudicarsi’ un oggetto. Accanto a quelli, inoltre, abbiamo allestito un tavolo con le brochure della cooperativa e un cestino per lasciare un’offerta in forma riservata”.
Come hanno reagito gli invitati?
“Molti si sono detti sollevati perché non sapevano cosa regalarci, ma soprattutto la proposta di fare qualcosa di concreto e utile per il territorio è stata accolta con grande entusiasmo. Perfino i più giovani, come gli amici di nostra figlia, venuti a conoscenza della cosa hanno voluto saperne di più di Casa del Fanciullo. Per il lavoro che faccio capita inoltre spesso di confrontarmi con dei clienti che stanno organizzando eventi e, quando c’è l’occasione, replico l’invito a conoscere questa bella realtà. E vedo che anche l’idea di piccole raccolte fondi fa presa: mi piacerebbe che dedicare, nelle ricorrenze, un momento o un gesto a chi fa del bene diventasse un’abitudine diffusa”.
Quei piccoli oggetti raccontano anche il valore del fatto a mano: qualcosa cui lei ha sempre tenuto…
“Negli ultimi tempi si tende alla superficialità. Bisognerebbe tornare ad apprezzare la produzione locale, curata e realizzata a mano: dietro ogni pezzo c’è del tempo speso con dedizione, una ricchezza di cui spesso non ci si accorge. Forse anche per questo quei lavoretti mi hanno subito affascinato”.

Maurizio, come ha accolto la proposta di sua moglie?
“Ho accettato subito senza riserve: non significava offrire un aiuto generico, ma sostenere una realtà locale che fa tantissimo. Chi non ha a che fare con determinati problemi raramente entra in contatto con strutture che si fanno carico dei bisogni dei più giovani, e la formula che abbiamo adottato era perfetta per far comprendere di cosa si occupi la ‘Casa’. Chi soffre l’assenza della famiglia o esce da un percorso d’accoglienza fatica spesso a trovare la propria dimensione, il proprio posto nel mondo, ma anche banalmente a credere in se stesso o ritornare a fidarsi di qualcuno. Tendiamo a dimenticare che situazioni simili esistono anche nei nostri comuni: problemi che restano lontani finché non ci toccano. Proprio per questo è importante parlarne. Siamo in tanti ad avere più di ciò che serve davvero e talvolta, per cambiare prospettiva, basta un momento di sincera riflessione. Anche durante una festa”.
Per la Casa del Fanciullo gesti simili hanno un peso concreto. “La gestione ordinaria di un’opera come la nostra è impegnativa – ha confermato Scagnelli -. I servizi di base beneficiano spesso di risorse istituzionali, talora di contributi privati, ma per incidere davvero sulla vita di un bambino serve molto più dell’ordinario: ogni sostegno ci consente di compiere quel passo in più che trasforma un servizio in un’occasione di vita. Ciò che per tanti minori è la norma – ha ricordato –, per i nostri ragazzi diventa straordinario. Ed è la chiave per acquistare (o riacquistare) fiducia nel futuro. Avremmo bisogno di molte iniziative come quella della signora Tampellini, ma ogni goccia contribuisce al mare: ogni contributo, piccolo o grande, aiuta la nostra opera”.