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Quinta elementare “al buio”: l’esperienza all’Istituto dei ciechi
Da un’esperienza immersiva dono di scoperta ed empatia

All’interno della Fondazione Istituto dei ciechi di Milano, a fine aprile, la classe quinta ha vissuto un’esperienza in grado di dischiudere nuove forme di consapevolezza. “Dialogo nel Buio” è infatti un percorso che permette di calarsi nella quotidianità di chi vive con disabilità visiva, parziale o totale. Un viaggio a luci spente che restituisce percezioni del mondo affidate interamente agli altri sensi, ed è capace di stupire ribaltando ogni abitudine.

“Ha permesso ai bambini di sviluppare profonda empatia, una competenza trasversale d’importanza fondamentale – racconta la maestra Giorgia -. I ragazzi sono stati divisi in gruppi e affidati a due figure preziose, una guida cieca e una ipovedente, per poi attraversare stanze completamente buie con l’ausilio del bastone bianco, gli stessi strumenti da loro utilizzati nella vita reale”.

La curiosità ha rapidamente sostituito qualche timore iniziale: “All’inizio qualche bambino sembrava un po’ a disagio, ma prevaleva la curiosità – osserva la maestra -. I più intimoriti da principio si tenevano accanto alle insegnanti, ma grazie alle preziose e accurate spiegazioni si sono in breve lasciati coinvolgere senza esitazioni. Sorretti dalle parole rassicuranti delle guide e da un clima di delicata fiducia reciproca sono andati con emozione alla scoperta degli ambienti”.

Le ambientazioni ricreate hanno portato la classe a vivere un parco pubblico, percependo i diversi fondi (ghiaia, prato, terra battuta), le vie di una città nel giorno di mercato (con i vari ingombri, rumori e un attraversamento pedonale) e una stanza dedicata al riconoscimento, tramite il tatto, di sagome di animali. L’ultima tappa, particolarmente affascinante, si è svolta in un bar gestito da camerieri non vedenti, dove l’orientamento si affidava esclusivamente all’udito.

“I bambini dovevano ordinare, conversare ed essere serviti, gestendo l’esperienza senza vedere ciò che accadeva intorno a loro – prosegue l’insegnante -. Sono rimasti soprattutto colpiti dal modo in cui il cameriere riusciva a consegnare a ciascuno il proprio ordine, associando il timbro di voce alla richiesta. Un esercizio di memoria straordinario che ha lasciato il segno, e ha aperto un orizzonte di rispetto inatteso verso chi affronta ogni giorno questa condizione, non ultimo restituendo dignità a competenze spesso ignorate”.

Al rientro, l’entusiasmo era palpabile. “Gli studenti hanno descritto le difficoltà incontrate, qualcuno ha riconosciuto i propri timori, altri lo stupore, altri ancora la meraviglia di sentirsi guidati con tanta sicurezza – riferisce l’insegnante -. È stato tutto estremamente formativo: hanno rivolto moltissime domande alle guide, dimostrando una sensibilità inattesa e una sete di comprensione genuina, tipica dei bambini quando vengono toccati nel profondo da un’esperienza reale”.

Una prima volta di emozioni, tuttavia, che non ha risparmiato nemmeno le docenti: “Abbiamo condiviso sensazioni e interrogativi. Ne abbiamo parlato in classe e torneremo a rifletterci insieme, perché certi vissuti meritano di essere metabolizzati con calma. Di tradursi – conclude la maetra – in consapevolezze che ti accompagnano nel tempo”

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